Era impensabile solo un’anno e mezzo fa che Groupon arrivasse ad una valutazione strepitosa: infatti, dopo aver rifiutato un’offerta da parte di Google di ben 6 miliardi di dollari, la sua valutazione è arrivata vertiginosamente a 25 miliardi di dollari.
Il sito, lanciato agli inizi del 2009, vanta attualmente 60 milioni di abbonati in 45 paesi diversi. Questa quotazione è quasi sicuramente l’atto finale di un percorso che ha dato il via ad un nuvo business online, quello degli acquisti di gruppo appunto, che sta interessando anche potenze come Facebook.
Quest’ultimo a Marzo ha lanciato un servizio simile, Facebook Deals, attivo oggi solo in alcune città americane, che lo mette in concorrenza con Groupon e Living Social, sostenuto da Amazon. Non potevano quindi mancare Yahoo, Microsoft e Google che rispettivamente con Local Offers, BingDeals e Google Offers stanno cercando di farsi strada in questo campo poiché, come gia accaduto in passato, se la superpotenza online non riesce ad acquistare la piccola azienda innovativa, cerca di replicare offrendo un servizio simile ma basato sulla propria forza.
Ovviamente è un meccanismo che non sempre può riuscire, ma sicuramente metterebbe a forte rischio il futuro di Groupon.
Per tutti questi siti il meccanismo è semplice ed oramai quello conosciuto dagli amanti degli acquisti di gruppo online: il cliente si registra gratuitamente al sito che quotidianamente emette offerte e servizi scontatissimi. L’ offerta sarà valida solo nel caso in cui si raggiunge un certo numero di clienti ed ha una durata limitata.
Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio per il commercio elettronico, “In questo modo si fa una scelta che ribalta il modello promozionale tipico”. “Invece di investire in pubblicità – aggiunge in un’intervista a l’Espresso -, rinunciano a una parte del guadagno, dovendo sia fare uno sconto all’utente sia dare una royalty a Groupon. Trasformano così un costo iniziale e fisso – quello della pubblicità – in uno proporzionale al successo dell’iniziativa. La quale ha anche il vantaggio di essere più trascinante e mirata rispetto alla pubblicità tradizionale”.
Il successo di Groupon e il rifiuto dell’offerta di Google ha fatto nascere numerosi tentativi di imitazione tanto che, dopo il boom dei social network, sono nati tantissimi start up per replicare al business dell’inventore Andrew Mason.
A parte Living Social che ha concluso un accordo con Amazon per 175 milioni di investimenti, sono stati lanciati una serie di siti che puntano su gruppi particolari. Daily Pride si rivolge ai gay, BlackBiz Hookup agli afroamericani e Gluten-free deals alle persone allergiche al glutine. In novembre Jodi Samuels e Allen Ganz si sono inventati Jdeal, una sorta di Groupon in versione Jewish. Questo dopo che i due avevano già dato vita a un social network per le mamme ebree. L’idea non poteva che piacere anche ai Cinesi, infatti sembra che da quelli parti ci siano gia 1.200 siti di gruppi di acquisto online.
E in Europa? La situazione, scrive la rivista americana Advertising Age, è quella tipica del Far West, con molte start up e molte chiusure, al punto che per riuscire a sopravvivere alcuni siti hanno dovuto affinare il modello di business. Nel nostro paese, oltre alla versione nazionale di Groupon, c’è Glamoo, un’azienda inglese ma fondata da italiani, che offre servizi nel campo della moda. Poinx, anch’essa italiana, si sta ritagliando piccoli spazi puntando fortemente sui centri di minori dimensioni. Alla fine siamo solo all’inizio.